Alessandro Baldoni

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storia della repubblica di venezia

Il 22 maggio venne eletto Giovanni II Cornaro. Partito Jacopo Querini, il vecchio e moderato capo dei popolari, nominato bailo a Costantinopoli, gli esponenti del suo partito iniziarono a tramare per rovesciare il doge Gradenigo e la sua fazione. Va fatto notare che Venezia dal 1300 al 1500 è la terza città più popolata d'Europa e fino al 1700 una delle prime 5 in Europa.[1]. Asceso Francesco I al trono di Francia il 1º gennaio 1515, una nuova armata francese scese in Italia, battendo la Lega nella battaglia di Villafranca e congiungendosi il 13 settembre alle forze veneziane nella battaglia di Marignano, dove venne conseguita la vittoria finale. Il doge si rivolse poi contro Comacchio, che risollevatasi, minacciava nuovamente gli interessi veneziani nell'Adriatico. Collection cdl; americana Digitizing sponsor Internet Archive Contributor University of California Libraries Language Nel 1699, infine, la guerra si concluse con la pace di Carlowitz, che sancì la vittoria della Lega Santa e la cessione del Regno di Morea ai Veneziani: fu l'ultima grande campagna di espansione per Venezia e l'ultima grande vittoria. Il 27 febbraio 1655 il doge morì. Il duca, il cui legame matrimoniale con gli imperatori orientali proiettava la famiglia parteciaca a un livello mai conosciuto prima dagli esponenti del patriziato venetico, consolidò la successione dinastica associando il figlio Giovanni II Partecipazio, che gli succedette quindi regolarmente nell'881. Sperando di riprendere le conquiste in Grecia, Morosini in persona, nonostante l'età avanzata, tornò in Morea nel 1693, morendo però il 16 gennaio 1694, a Nauplia, unico, in vita, ad aver avuto l'onore di un busto in Palazzo Ducale e la concessione ufficiale del titolo di Peloponnesiaco. In quest'epoca Venezia venne colpita da una grave crisi economica, contro la quale si cercò di reagire promulgando leggi suntuarie, che non trovarono però alcuna reale applicazione. Rai - Radiotelevisione Italiana Spa Sede legale: Viale Mazzini, 14 - 00195 Roma | Cap. Sconfitti poi i francesi dagli svizzeri nella battaglia di Novara, i veneziani vennero battuti il 7 ottobre dagli spagnoli nella battaglia de La Motta, ma la Lega non riuscì ad approfittare dei propri successi, trascinando stancamente il conflitto per tutto il 1514. Il 7 gennaio 1414 venne eletto doge Tommaso Mocenigo e nel 1416 viene inviato Pietro Loredan a Gallipoli per aprire il dialogo con il nuovo sultano Mehmet I. Gli occidentali vi crearono l'Impero Latino d'Oriente, che assunse le forme tipiche della feudalità occidentale, e, avendo Enrico Dandolo rifiutato la corona, proclamarono imperatore Baldovino di Fiandra. Venezia rimase dunque estranea alla guerra di successione spagnola. In un periodo che va dal 855 e l'880 la zecca veneziana prende forma ed incomincia a battere moneta[23]. Nel luglio 1574 il doge accolse a Venezia la storica visita di Enrico III di Francia, in viaggio verso la Polonia, della quale stava per ricevere la corona. Gli scontri risultarono talmente violenti che uno dei teatri del confronto venne in quel periodo persino ribattezzato canale homicidiale ("canale dell'omicidio"). Il nuovo duca dispose la costruzione a Rialto del palazzo ducale e soprattutto la rinascita della natìa Eracliana, che venne ricostruita, col nome di Civitas Nova Heracliana come luogo di villeggiatura della famiglia ducale e delle altre famiglie più eminenti di Venezia. Il 24 agosto 1722 divenne doge Alvise III Sebastiano Mocenigo, durante il cui dogado Venezia, ridottasi a potenza marginale nello scacchiere internazionale, vide ridursi progressivamente sempre più il dinamismo del proprio ceto politico, a mano a mano che questo volgeva i propri interessi alle proprietà fondiarie di terraferma. Desideroso di non provocare i francesi, il 1º giugno il Provveditore Generale acconsentì al loro ingresso nella piazzaforte di Verona e in altre città, accompagnando la cosa con un'analoga concessione agli austriaci. A tutti i legni veneziani venne immediatamente dato ordine di non lasciare i porti senza autorizzazione e di prepararsi alla guerra. La città, allora sotto assedio da parte degli Ottomani, venne ceduta a Venezia dal despota Andronico Paleologo, nella speranza di salvarla dalle mani degli infedeli. I rivoltosi, sorpresi dalle guardie del doge vennero duramente respinti e costretti ad asserragliarsi a Rialto, dove si accinsero però a resistere. Mentre dunque si festeggiava la vittoria un nuovo colpo giunse però per i mercanti veneziani: conquistata infatti Ormuz dai portoghesi e conquistate Siria ed Egitto dagli Ottomani, si iniziarono a risentire gli effetti del blocco imposto ai traffici di spezie anche attraverso la via terrestre passante attraverso l'Iran. Intanto il banco Agostini restituisce buona parte dei suoi depositi, mentre si fa sempre più forte la pressione sul banco Pisani, un'altra banca di primaria grandezza che però sopravviverà alla crisi.[27]. Nel tentativo di arginare la pressione ottomana Venezia strinse alleanza anche con il beg dei Turcomanni Kara Koyunlu, Jihan Shah. I patriarchi non volevano, infatti, essere governati da un membro della loro comunità, soprattutto quando non apportava nessun beneficio ai propri interessi economici. Il papa eccitò allora il nuovo imperatore Massimiliano I d'Asburgo ad attaccare Venezia, scendendo in Italia col pretesto del proprio viaggio d'incoronazione a Roma. La storia della Repubblica di Venezia inizia convenzionalmente con la nascita delle prime autonomie politiche nell'omonima laguna e dalla fondazione del Ducato di Venezia, e termina con l'annessione napoleonica del Veneto, comprendendo un periodo di oltre un millennio. La Repubblica tentò a quel punto di sbarrare il passo della Valtellina agli spagnoli - allora impegnati nella Guerra dei trent'anni - sobillando i conflitti religiosi nei Grigioni, rinnovando nel 1619 la propria alleanza con gli olandesi. Nuovo doge fu Bartolomeo Gradenigo, il quale, già vecchio, morì il 28 dicembre 1342, mentre a Creta nuove rivolte scuotevano il dominio veneziano. Nella città accorsero contingenti di volontari da tutta l'Europa. Il tutto raccontato con una grande quantità di particolari. Istoria della Repubblica di Venezia . La rinuncia a una difesa armata permise a Napoleone di attestarsi facilmente a Marghera, ai margini della laguna, dove il 2 maggio dichiarò ufficialmente guerra a Venezia. Divenuto infatti nuovo sovrano dei Franchi, Carlo, figlio di Pipino, papa Adriano I ricorse nuovamente nel 774 all'aiuto d'oltralpe per contrastare il pericolo longobardo, rappresentato dalle mire di re Desiderio: sceso dunque in Italia, Carlo riuscì facilmente ad aver ragione di Desiderio e a proclamarsi rex Longobardorum. Gli imperiali bombardarono Padova inutilmente nel tentativo di riconquistarla, mentre Venezia ordinava persino al bailo di Costantinopoli e al console di Alessandria d'Egitto di far pressione rispettivamente sulla Sublime Porta e sul Sultano mamelucco, storici nemici, ma anche partner commerciali della Repubblica, affinché le accordassero consistenti prestiti e danneggiassero al contempo i commerci degli altri Stati europei. Venezia reagì stringendo alleanza con Pisa, ma questa il 6 agosto 1284 venne disastrosamente sconfitta nella battaglia della Meloria. La Repubblica cercò allora alleati in Occidente, alleandosi con Mattia Corvino, re d'Ungheria. Il 17 maggio i quarantuno elettori scelsero dunque Cristoforo Moro, il quale si affrettò ad accogliere la dedizione della greca Monemvasia, che così sperava di salvarsi dai Turchi. Il governo, pur arroccandosi su posizioni rigidamente conservatrici, non seppe fornire un'efficace reazione alle istanze di rinnovamento, né a soffocare completamente il malcontento, esteso in particolare alle classi medie, causando una diffusa insicurezza nella classe aristocratica, timorosa dello scoppio di rivolte giacobine, che in realtà non si realizzarono mai. Nel 1587 per sostenere l'economia venne istituito il Banco di Piazza, la prima banca pubblica al mondo, finanziata con le risorse dello Stato. La scarsa partecipazione alla spedizione rese però impossibile ai crociati raccogliere la cifra pattuita con Venezia, cosicché in cambio del trasporto venne promesso aiuto contro la ribelle Zara. Il 2 dicembre 1338, poi, Venezia conquistò Treviso, primo nucleo dei suoi domini terrestri, la cui signoria gli venne quindi riconosciuta con la pace del 24 gennaio 1339, a Venezia. Il trattato di alleanza provocò la reazione del marchese dell'Istria Vintero, della famiglia dei Lanteri, il quale, irritato per il sopruso, confiscò tutti i beni dei Veneziani nei suoi territori. I successi ottenuti vennero però annullati dall'effetto degli scontri occorsi il 10 ottobre 1372 a Famagosta, capitale del Regno di Cipro, in occasione dell'incoronazione di Pietro II di Lusignano, che portarono alla Guerra con Genova. Nonostante i successi della Lega esplosero però dissidi tra Venezia e l'Imperatore, che si rifiutava di consegnare le città venete in suo possesso. Il Settecento si contraddistingue per la diffusione del Salotto letterario tipico della Francia illuminista. La republica xe morta!», «Hanno fatto doge un friulano! Goffredo fu così costretto a scendere a patti con i Veneziani, che concessero i loro servizi in cambio del possesso, in ogni territorio o città conquistata, di un proprio quartiere non soggetto a dazi, tasse o gabelle. Anche Pordenone fu costretta nel 1508 alla resa incondizionata e Venezia l'assegnò in signoria all'Alviano stesso. Nell'Adriatico, frattanto, il sovrano ungherese Bela III, in guerra anch'egli con Bisanzio, occupò nel 1183 Zara e la Dalmazia, provocando la guerra con Venezia. Nel 1623 venne eletto doge Francesco Contarini, durante il cui dogado Venezia si alleò con la Francia in funzione anti-spagnola. Di conseguenza anche Venezia venne costretta a trattare con gli spagnoli, riconoscendo la Valtellina quale territorio autonomo sotto il loro protettorato. A Zara la spedizione venne raggiunta da un'ambasceria del principe bizantino Alessio Angelo, figlio del detronizzato imperatore Isacco II, il quale chiese aiuto ai crociati per essere ristabilito sul trono. Il Doge Pietro Tribuno, nipote di Pietro Tradonico, il quale nel 900 si trovò ad affrontare l'invasione degli Ungari che, approfittando del caos in cui erano sprofondati in quell'epoca i domini dei Franchi, avevano preso a compiere scorrerie nell'Italia nord-orientale, sconfiggendo persino l'imperatore Berengario. La reazione di Pietro II fu un blocco navale che costrinse nel 933 Vintero a sottoscrivere con il Ducato di Venezia la pace di Rialto, con la quale si riconosceva libertà di commercio e navigazione ai Veneziani sulle coste istriane. Superata tuttavia l'epoca di crisi e il grave pericolo rappresentato dalla guerra di Chioggia, Venezia intraprese una politica sempre più aggressiva nei confronti delle città vicine che, alleate coi Genovesi, ne avevano messo a rischio l'esistenza. A Costantinopoli, però, i coloni genovesi assalirono il quartiere veneziano, ricevendo il sostegno dell'imperatore Andronico II, che fece prigionieri i Veneziani superstiti e lo stesso bailo Marco Bembo. Nel 1767, nell'ambito di un miglioramento del clima di relazione con l'Austria, Venezia venne visitata da Carlo Eugenio di Württemberg, seguito nel 1769 e 1775 dallo stesso Giuseppe II. Nel 1419 scoppia anche la seconda guerra di Scutari in Croazia. Gli interessi del doge erano tuttavia più orientati al successo politico del partito aristocratico. on March 18, 2009, "Serie cronologica di tutti il dogi dal principio sino al termine della repubblica": vol. Scoperto, Fortunato venne costretto all'esilio, assieme agli altri principali esponenti del partito filo-franco. Contemporaneamente, poi, aumentò la tensione nella terraferma, dove il re di Napoli fomentava Ercole d'Este a rivendicare il possesso del Polesine e a minacciare il monopolio di Venezia nel commercio del sale creando nuove saline nelle Valli di Comacchio. La crociata era appena terminata e la questione ungherese non era ancora risolta quando nel 1192, ormai troppo vecchio per reggere il governo, il Mastropiero abdicò. L'autore, inoltre, si sofferma spesso ad analizzare le motivazioni dei personaggi che hanno fatto la storia di Venezia, e questo rende la lettura più leggera e interessante di … Architetti famosi e già impegnati nei vari cantieri edilizi cittadini come Jacopo Sansovino, Andrea Palladio e il Vignola, presentarono progetti di approccio classico, con diverse arcate, che non furono giudicati adatti alla situazione, venendogli preferito il progetto di Antonio da Ponte, del quale venne avviata la realizzazione. Scoraggiata, Venezia accettò di cedere la Morea agli Ottomani. ... L'insegnamento è mutuato dall'insegnamento Storia della Repubblica di Venezia (p) (2020/2021) - Laurea in Lettere Pagine collegate al corso. Il doge Loredan morì la notte tra il 20 e il 21 giugno 1521. Studi 14114 Storia della Repubblica di Venezia (p) @ Università degli Studi di Verona? Al sicuro nella nuova città il ducato veneziano rimase un'isola bizantina nel mare del Medioevo feudale d'occidente, acquisendo sempre maggiore autonomia e nell'840, ad esempio, il doge di propria iniziativa promulgò il Pactum Lotharii con il Sacro Romano Impero. Nonostante i tentativi di intermediazione di papa Alessandro IV il conflitto continuò, spostandosi nel campo del traballante Impero Latino. Nel 1784 fu la volta di Gustavo III di Svezia, ma, nonostante queste importanti presenze, la condizione politica veneziana si palesava sempre più come marginale nello scacchiere europeo. Free Shipping. Nel 1445, poi, Venezia pose ufficialmente fine al potere temporale del Patriarcato di Aquileia, annesso ai Domini di Terraferma. Morto Poppone nel 1045, il doge Contarini inviò la flotta a riprendere la città. Successivamente è il turno del Banco Lippomano, racconta il cronista Domenico Malipiero che la Serenissima Signoria decide di sostenere il banco approvando uno stanziamento di dieci mila ducati, utilizzando fondi che lo stato ha ricevuto in prestito da privati. Frattanto nel 1431 a Roma venne eletto papa il patrizio veneziano Gabriele Condulmer, che prese il nome di Eugenio IV. Venne poi istituita la magistratura dei Promissori Ducali, incaricati di redigere e aggiornare a ogni nuova elezione il giuramento di fedeltà imposto al doge. I quarantuno elettori scelsero allora Niccolò Marcello, il quale si affrettò a stringere alleanza in Oriente con il beg degli Ak Koyunlu, Uzun Hasan, il quale, conquistati i vicini Kara Koyonlu, aveva creato un vasto impero esteso sulla Mesopotamia, la Persia e sul Khorasan: la Repubblica rinnovò dunque con Hasan l'alleanza già stretta coi Kara Koyonlu, invitandolo ad attaccare gli Ottomani.

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